Relazioni manipolative
Quando l'affetto diventa uno strumento di controllo: colpevolizzazione, ambiguità, promesse che non arrivano mai. Riconoscere il meccanismo è il primo modo per uscirne.
Di cosa mi occupo
Ascolto, orientamento e consapevolezza sulle dinamiche emotive e relazionali. Non diagnosi, non terapia: comprensione.
Quando l'affetto diventa uno strumento di controllo: colpevolizzazione, ambiguità, promesse che non arrivano mai. Riconoscere il meccanismo è il primo modo per uscirne.
Il silenzio usato come castigo, l'alternanza tra idealizzazione e svalutazione, la sensazione di dover meritare presenza. Diamo un nome a ciò che ti destabilizza.
Restare dove fa male perché andarsene sembra impossibile. Lavoriamo su ciò che quel legame promette di risolvere e non risolve.
L'allerta continua, il controllo, l'anticipazione della perdita. Torniamo all'origine di quella paura per smettere di riviverla in ogni relazione.
Sentirsi soli anche circondati da persone. Non è una mancanza di compagnia: è una mancanza di riconoscimento.
Quando la voce che ti giudica ha imparato a parlare con la voce di qualcun altro. Riconoscerla è già iniziare a separarsene.
Rabbia confusa con senso di colpa, tristezza confusa con stanchezza. Impariamo a distinguere ciò che senti, perché ciò che non si nomina non si può orientare.
Sapere cosa non vuoi più e restare immobili. Guardiamo insieme cosa protegge quella immobilità, e quanto ti costa.
Il bisogno più antico e meno detto. Uno spazio in cui essere ascoltati senza dover convincere nessuno del proprio dolore.
Come lavoriamo
Racconti ciò che stai vivendo, senza dover essere chiaro, ordinato o forte.
Mettiamo in luce le dinamiche che si ripetono e il loro significato nella tua storia.
Individuiamo passi concreti e sostenibili, rispettando i tuoi tempi e i tuoi legami.